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Pubblicato il : sabato
14/08/2010 |
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Messa in Lis: suor Veronica
traduce per i non udenti |
Pochi sacerdoti,
forse 15 in
tutta Italia,
conoscono la
lingua dei
segni. Nel
seminario di
Roma, la
francescana
forma i futuri
sacerdorti
insegnando il
vocabolario dei
sordi. E spunta
anche il corso
prematrimoniale
ROMA - Per dire
"applauso",
alzano le
braccia verso
l'alto, ruotando
rapidamente le
mani con le dita
aperte. Lo
stesso movimento
di quando
cantano l'Alleluja,
ribattezzato
"delle
lampadine"
perché è come se
le avvitassero e
svitassero
contemporaneamente,
a ritmo
accelerato. Un
modo per
esprimere la
gioia senza
battimani,
insieme al
sorriso e allo
sguardo. In una
Messa "segnata"
- celebrata cioè
con l'aiuto di
un interprete
nella Lingua dei
segni (Lis) - a
parlare sono
soprattutto i
gesti,
l'espressione
dei volti, la
mimica facciale.
E i movimenti
degli occhi:
rapidissimi,
vivaci,
comunicativi.
Come quelli di
suor Veronica
Amata Donatello,
francescana,
36enne, che
tutte le
domeniche alle
10.30 "segna" la
celebrazione
eucaristica
nella basilica
di Santa Maria
in Trastevere a
Roma, mentre i
bambini cantano
in coro. E in
Lis. Ma i
sacerdoti che
conoscono il
linguaggio dei
segni sono
pochi, "forse 15
in tutta
Italia", dice.
Figlia di sordi,
abruzzese di
origine, suor
Veronica (nella
foto di Attilio
Rossetti) ci
sente benissimo
ma ha imparato
fin da piccola a
essere bilingue,
fino a diventare
un'interprete
Lis per
professione. E
poi, vestendo il
saio, per
vocazione:
infatti da
qualche anno è
vice-responsabile
del settore
spirituale
dell'Ente
nazionale sordi
(Ens). Con il
responsabile,
padre Gianfranco
Roncone, frate
conosciuto ad
Assisi, gira
tutta l'Italia
per incontri e
celebrazioni.
Lui ha studiato
la Lis per
riuscire a
"parlare" con un
amico, e si è
ritrovato a dire
la Messa per
centinaia di
persone sorde.
Al seminario
romano suor
Veronica sta
formando da tre
anni i futuri
sacerdoti "a
comunicare con
la Lis",
riferisce
soddisfatta,
anche se "stenta
a diffondersi
nelle diocesi la
preparazione dei
preti in questo
ambito". Ma è
orgogliosa dei
fidanzati non
udenti che
frequentano un
corso
prematrimoniale
rigorosamente
"tradotto",
sempre a Santa
Maria in
Trastevere.
Non basta,
infatti, parlare
lentamente per
consentire
all'interlocutore
sordo di
"leggere il
labiale", perché
la Lis è
"segnata" anche
da chi non
conosce la
lingua orale.
Come suor
Vittorina Carli,
49 anni, non
udente dalla
nascita; vive in
provincia di
Vicenza, tra le
Dorotee fondate
per prendersi
cura dei sordi.
Insieme alla
consorella Tina
Tarantino, non
udente a sua
volta, Vittorina
si occupa
dell'animazione
liturgica
domenicale. Non
solo: programma
"catechesi,
corsi biblici e
per i fidanzati
anche con
l'aiuto del
Movimento
apostolico sordi
(Mas)". Ed è
rapidissima nel
comunicare con
sms ed e-mail
con i giovani
che la
contattano. Non
è facile
coinvolgerli:
tendono a
ritrovarsi fra
loro perché
"hanno una
disabiltà
sensoriale
invisibile e
solo il 2 per
cento frequenta
la parrocchia: i
rapporti si
ristabiliscono
quando chiedono
un sacramento,
ad esempio il
battesimo per i
figli", nota
padre Savino
Castiglione,
della Piccola
missione per i
sordomuti,
congregazione
sorta
nell'Ottocento -
come altre - per
occuparsi di non
udenti. "Il
primo uso
documentato del
linguaggio dei
segni, anche se
molto diverso
dalla Lis in uso
oggi, si
riscontra tra i
monaci che,
tenuti per voto
al silenzio,
usavano i
segni", spiega.
Dello stesso
istituto anche
don Vincenzo Di
Blasio, del Mas,
che cerca di
diffondere - in
Abruzzo e nelle
Marche, a Bari
come a Padova -
le Messe
"segnate" e
un'attenzione al
cammino
spirituale dei
sordi. "Spesso
hanno la
sensazione di
non essere
accolti, si
sentono
scoraggiati dal
frequentare gli
ambienti
parrocchiali:
diminuiscono
pure gli
anziani",
osserva. Rosario
o vespri che
siano, gli
incontri di
preghiera sono
un'occasione
anche per
socializzare.
E, se proprio la
salute non
consente di
uscire, si può
sempre assistere
alla Messa
sottotitolata su
Rai Uno, la
domenica mattina
alle 11, oppure
in Lis il sabato
alle 8,30 su
Sat2000, Sky e
varie emittenti
locali. "Ma
avevamo chiesto
che venisse
trasmessa la
prefestiva nel
pomeriggio",
fanno notare le
Salesiane dei
Sacri Cuori,
fondate nel 1885
a Lecce da un
altro apostolo
dei sordi: san
Filippo Smaldone.
Tra loro, suor
Prisca Corrado,
approdata da
qualche mese nel
rione Mercatello
di Salerno e
affiancata da un
giovane prete
che vuole
aiutarla nelle
traduzioni Lis.
Intanto a Gubbio
la sezione umbra
della Fiadda
(Famiglie
italiane
associate per la
difesa dei
diritti degli
audiolesi) si è
organizzata per
far celebrare
almeno una volta
all'anno una
Messa
sottotitolata,
grazie a un
software che
riconosce il
linguaggio
parlato e lo
trasferisce in
frasi scritte su
un grande
schermo. C'è poi
lo "zoccolo
duro": nella
diocesi
ambrosiana i
sacerdoti che
sanno la Lis
sono tre e dagli
ottant'anni in
su, dice
monsignor Emilio
Puricelli,
classe 1930, che
dal 1954 si
occupa dei sordi
e fa la spola
tra i gruppi Ens
della Lombardia.
Fermandosi alla
parrocchia
milanese di San
Gregorio, dove
ogni domenica la
Messa delle
11.30 viene
tradotta in Lis,
mentre a Santa
Maria Assunta a
Cernusco sul
Naviglio arriva
un interprete
l'ultimo sabato
del mese. Ma non
basta: i preti
sono pochi.
Anche in questo
campo il calo di
vocazioni si fa
sentire, eccome.
Per scambiarsi
aggiornamenti
sulla mappa
delle Messe
tradotte in Lis
su tutto il
territorio
nazionale o sui
momenti di
formazione in
cantiere, i non
udenti si
ritrovano anche
sulle pagine del
sito web
www.sordicattolici.it.
(Laura
Badaracchi/Foto
di Attilio
Rossetti)
fronte:
www.ens.it |
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